GLI STILI ABITATIVI NELLE CASE ITALIANE
Lo scenario che oggi caratterizza l’abitare vede il concomitante affermarsi di tendenze di lungo e medio periodo, che si intrecciano e si influenzano.
Riguardano da una parte i segnali deboli degli stili di vita e di consumo che impattano nella quotidianità, dall’altra i processi che investono il modo in cui si vive la città, i processi di socializzazione, le abitudini lavorative, la qualità della vita nel suo complesso. Crescono in numero i single, aumentano gli anziani, i giovani tendono a trascorrere più tempo in casa, le famiglie si riducono in numero, le coppie tendono a ritardare l’allargamento della famiglia.
La casa e l’abitare sono al centro di queste dinamiche.
La casa è infatti al centro, molto più che nel passato, degli interessi, dei bisogni, dei desideri, dei progetti di vita: intorno alla casa si forma un’attenzione e un investimento sociale intenso e polivalente, che riguarda aspetti economici, simbolici, culturali, che influenzano e formano lo stile di vita di famiglie e di individui anche oltre la casa in sé.
Un dato su tutti: in questi ultimi anni, mentre tutti gli indicatori di soddisfazione di qualità della vita - dal lavoro ai consumi, dal reddito ai servizi - erano fermi o in declino, quelli che riguardano la casa e l’abitare sono stati in costante crescita, partendo da livelli decisamente alti: la soddisfazione per la casa, infatti, cresce - su una scala 1 a 10 (dove 1 rappresenta il livello minimo di soddisfazione e 10 il massimo) - dal 7,7 del 2000 all’8,1 del 2008.
Da anni il mercato immobiliare è in tensione ed è sempre sostenuto il livello della domanda di case; così le famiglie proprietarie della loro abitazione erano circa tre quarti sei anni fa e sfiorano attualmente l’80%, per una stima di oltre 17 milioni di nuclei familiari.
La preferenza circa l’edificio dove acquistare l’abitazione sembra ripartita su tre tipologie: se risulta plafonata la presenza relativa dei grandi condomini (che definiscono l’orizzonte reale o immaginario che sia- dei grandi centri urbani), nel 2008 le famiglie tornano a scegliere le villette distaccate in luogo dei piccoli condomini (con meno di 10 abitazioni).
Che la dinamica veda una domanda non ancora del tutto soddisfatta lo rivela anche un altro dato: l’ampiezza delle abitazioni tende a scendere leggermente ma con continuità dal 2003, come per effetto di un innalzamento dei costi a metro quadro e della pressione delle richieste di acquisto sulle disponibilità dell’offerta. Sono soprattutto le grandi case (quelle con una metratura di oltre 150 m2) ad essere meno numerose mentre sono sempre più presenti nel “parco case” attuale le soluzioni medio-piccole: gli appartamenti tra i 60 e gli 80 m2 rappresentano oltre un quinto delle case di prima residenza in Italia.
La casa desiderata è un po’ più grande di quella attuale, ma in sostanziale sintonia con quanto realisticamente sembra offrire il mercato a determinati livelli di prezzo oggi: prevalgono quindi le metrature medio-piccole, con concentrazioni di poco superiori ai 100 m2.
Si osserva inoltre una forte e trasversale domanda di apertura verso l’esterno, che si traduce nella ricerca di abitazioni dotate di terrazza o di giardino. La casa è quindi pensata come aperta, dove interno ed esterno si compenetrano e si scambiano. Così vale anche per gli arredi, scelti con molta attenzione per design e materiali al punto da assumere un’identità ambivalente: pensati per l’outdoor, si trasferiscono in casa con grande facilità.
Un’altra evidenza particolarmente significativa è quella relativa alle intenzioni di “rinnovamento” dell’abitazione: è in forte calo la percentuale di chi ha progettato a breve cambiamenti all’interno della casa, dagli spazi all’arredamento agli elettrodomestici: dal 25% del 2006 al 20,7% del 2008.
Questi sono alcuni dei primi dati emersi dalla ricerca Housing Evolution di Makno & Consulting, condotta nel 2000, 2003 e 2006 su un largo campione rappresentativo di 22 milioni di famiglie italiane, e dal 2008 estesa anche ai principali Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Russia).
La ricerca interpreta i processi che stanno intorno alla casa e all’abitare cercando di rispondere, fra gli altri, a due obiettivi fondamentali:
fornire una descrizione approfondita, con dati statisticamente affidabili, delle abitazioni degli italiani,
studiare la fenomenologia dell’abitare da una prospettiva più generale, quella degli stili abitativi: non solo la casa come è, per cosa contiene, ma anche per come viene vissuta (razionalmente ed emotivamente) dalle famiglie e dagli individui.
Sotto questo profilo, nel passaggio dalla casa fisica a quella vissuta, dall’house all’home, per gli italiani continua ad aumentare il coinvolgimento nelle proprie abitazioni e di conseguenza la relativa soddisfazione, con valori più alti soprattutto al nord ovest e nei piccoli centri.
Tra le ragioni che originano la soddisfazione emergono innanzitutto le preferenze per specifici locali: ancora una volta il più citato è il soggiorno seguito dalla cucina, con una crescita sia del primo (soprattutto per il desiderio di socialità e l’appagamento estetico) ma soprattutto della seconda (luogo funzionale ma anche di rifugio e relax).
Analizzando il rapporto soggettivo con la propria casa emergono cinque differenti stili abitativi - cinque differenti modi di concepire e vivere la propria casa - che si delineano, fra le dimensioni più rilevanti, innanzitutto lungo due coppie di polarità. La prima si riferisce alla dimensione della socialità domestica e contrappone una:
…casa vissuta come rifugio e chiusura dagli altri (dove si concentrano gli stili più “anziani”)
…casa aperta e luogo di socialità, familiare o amicale (con gli stili delle famiglie giovani e, più in generale, di chi è propenso ad investire in cambiamento nella casa).
La seconda polarità contrappone invece:
… la casa vissuta nel suo utilizzo pratico e quotidiano (a volte giovani, a volte anziani, ma sempre con un certo distacco dalla propria abitazione)
… alla casa capace di rappresentare sé stessi e il proprio stile (stili dallo status medio-alto e stili più femminili).
Ne nascono, dunque, cinque stili diversi, alcuni tipici di chi vede la casa come un rifugio dall’esterno e vi si rintana (è lo stile della “Casa bunker”, tipica di persone che, pur poco coinvolte dalla loro piccola abitazione, la vivono come un rifugio personale e familiare).
Altri stili vivono la casa come luogo del fare (la “Casa officina”, che rispecchia le proprie abitudini ed amata per ciò che ci si può fare), o chi la vive come luogo di rappresentazione del proprio stile, del proprio gusto, del proprio status (la “Casa teatro”, più tipico delle donne, comunque con uno status socio-economico superiore alla media). In quest’ultimo lo stile, il design assumono valenze particolarmente positive, spesso proiettate sul proprio arredamento e la casa in generale.
Gli stili più interessanti, dal punto di vista dei cambiamenti e degli investimenti programmati per migliorare la propria abitazione sono però quelli legati in modo forte alla socialità: la “Casa focolare” (luogo di ritrovo della propria famiglia, spesso formata da una coppia giovane - dallo status socio-economico medio-alto - con uno o massimo due figli) e la “Casa forum” (dove coabitano una socialità intra-familiare ed una extra-familiare, con un rapporto quasi “osmotico” con l’ambiente esterno).
Matteo Abis
Direttore di Ricerca Makno